
Inchiostri nei manoscritti islamici: carbone, ferro, rosso e oro
Come venivano prodotti e identificati gli inchiostri neri, rossi e metallici e perché la loro chimica influisce sul restauro.
I manoscritti islamici presentano spesso inchiostri al carbone, ferrogallici, pigmenti colorati e oro, talvolta sulla stessa pagina. Queste formulazioni riflettono una ricca tradizione chimica e artigianale che fiorì nei laboratori librari dal Vicino Oriente all'Andalusia, richiedendo oggi approcci conservativi altamente differenziati.
L’immagine di copertina è una ricostruzione storica originale assistita dall’IA, non la fotografia di un monumento, laboratorio o oggetto specifico.
Materiale, costruzione e uso
L'inchiostro al carbone sospende la fuliggine in un legante, offrendo un nero stabile e opaco sul supporto cartaceo o membranaceo. Quello ferrogallico, ottenuto da tannini e sali di ferro, può causare nel tempo acidità e fessurazioni, un fenomeno che i restauratori analizzano mediante spettroscopia XRF o Raman.
Come riconoscerlo correttamente
Le ricette storiche documentano le tecniche teoriche, ma non provano la composizione reale di un foglio. Gli esperti evitano di diagnosticare la natura chimica di un inchiostro basandosi solo sul colore o sul degrado visivo, integrando sempre l'esame microscopico non distruttivo.
Fonti
- Heritage Science: Materials and Techniques of Islamic Manuscripts — multianalytical study of Islamic manuscript materials.
- University of Birmingham: Qur’an Manuscript FAQ — identified brown and red writing materials.
- University of Chicago Library: Iron Gall Ink — degradation and conservation evidence.





